Künstler, Architekt, Schriftsteller

Nunzio Franco Pascarella de Capoa

Nunzios eigene Stimme, die Sicht der Kritiker und die Ausstellungen, die seinen Weg begleiteten. Eine Geschichte zwischen Malerei, Architektur, Literatur und Forschung, erzählt anhand der Zeugnisse aus dem Familienarchiv.

Nunzio Franco Pascarella de Capoa beim Malen in seinem Pariser Atelier im Jahr 1989
Pariser Atelier, 1989 · Familienarchiv

Der Künstler erzählt

Mein Leben, meine Forschung

Nunzio erzählt in der Ichform von seiner Ausbildung, seinen Reisen und der Entstehung der Pulsio Art: von den ersten Bildern unter Anleitung seines Vaters über die Jahre in Buenos Aires und Paris bis zum Dialog zwischen Malerei, Architektur und Schreiben.

Ich wurde am 4. Juni 1930 in Campobasso als Sohn von Antonio Pascarella und Giovanna dei Conti de Capoa geboren.

Noch immer habe ich den Geruch der Gewürze in der Nase, vermischt mit den Düften der Gärten und der salzigen Luft, und vor Augen die goldenen Hintergründe byzantinischer Mosaike, die samtigen Farbpaletten anatolischer Teppiche und die beeindruckenden Räume byzantinischer und türkischer Architektur.

Nunzio Franco Pascarella de Capoa · Autobiografie
Die vollständige Autobiografie auf Italienisch lesen

Ein in der Ichform verfasster Bericht aus dem Familienarchiv, für die Lektüre in Kapitel gegliedert und von Tippfehlern bereinigt.

Herkunft und Kindheit am Bosporus

Nasco a Campobasso il 4 giugno 1930 da Antonio Pascarella e Giovanna dei Conti de Capoa.

Mio padre era un architetto che aveva vinto alcuni concorsi nazionali di architettura, fra i quali quello per la Borsa di Torino. Dopo aver insegnato in un Liceo Scientifico di Gorizia, avendo vinto un concorso al Ministero degli Esteri, fu inviato a insegnare presso il Liceo Italo-Turco di Istanbul e a tenere corsi di Storia dell’Architettura presso la facoltà di Architettura di quella stessa città. Così ho vissuto, prima dell’ultima guerra, gli ultimi bagliori della Belle Epoque, che arrivavano sulle rive del Bosforo con l’Orient-Express. Ho ancora nelle narici gli odori delle spezie mescolati ai profumi dei giardini e alla salsedine, e negli occhi i fondali d’oro dei mosaici bizantini, le tavolozze vellutate dei tappeti anatolici, i prodigiosi spazi delle architetture bizantine e turche.

Era il 1936, avevo sei anni e iniziavo prima con la mia famiglia e dopo per conto mio, una vita di viaggi e di lavoro in quattro Continenti durata mezzo secolo. Nell’ottobre 1943, la guerra bloccò a Marostica nel Veneto la mia famiglia. Mio padre come a volerci proteggere dalla violenza della guerra, iniziò mia sorella e me alla pittura. Il mio primo quadro fu un insieme di frutti raccolti in un piatto d’argento. Mia sorella disegnava meglio di me; aveva una volontà feroce e per amore di nostro padre, voleva dimostrargli quanto fosse brava a seguire i suoi insegnamenti. Dopo poche nature morte mi dedicai subito al paesaggio, copiando un paio di cartoline di montagna e poi, iniziai a dipingere dal vero.

Nel 43, in una terza media fatta tra treni, biciclette e grandi camminate per andare a scuola a Bassano del Grappa, sotto i bombardamenti americani e nelle traversie della guerriglia partigiana, avevo una professoressa d’italiano, la Cuman Pertile, che era anche una scrittrice di libri per giovani il cui insegnamento appassionato, anche se pesantemente cattolico, mi diede amore per la letteratura. Il primo paesaggio lo regalai a una mia coetanea che era fuggita da Milano per evitare i bombardamenti. Era un tipo esile e molto bella ed io lavorai due giorni per dipingere quel paesaggio sperando che gli piacesse. Invece fu contenta e io presi coscienza di poter tentare lavori più impegnativi.

Mio padre è stato per me il mio unico e vero maestro; m’insegnò le proiezioni, la prospettiva, la teoria delle ombre; a passare ad inchiostro i suoi progetti, tutte le tecniche della pittura, il nudo disegnato, e non tralasciava mai di parlarmi dei grandi Maestri dell’arte italiana che ho iniziato a conoscere ed amare attraverso le sue parole.

Ausbildung und erste Projekte

Gli ultimi anni di guerra, malgrado le privazioni di ogni genere, furono vissuti con lo slancio dei miei quattordici anni, fra chilometri di pattini a rotelle, grandi nuotate tuffi nel Brenta e plurimi amori con le compagne di scuola che si davano gioiose, come per opporre un fruscio di vita agli orrori della guerra. I primi mesi della liberazione furono assai duri per la nostra famiglia. Per questa ragione mia sorella ed io fummo costretti ad andare a lavorare in una fabbrica di ceramiche di Marostica. Lavoravamo a decorare piatti e vasi e in questo lavoro di operai decoratori ci fu molto utile l’insegnamento che avevamo ricevuto da nostro padre.

Nella necessità di dover guadagnare per vivere, diventammo tutti e due molto veloci a dipingere e questa velocità di esecuzione l’ho poi conservata per tutta la vita. Ho frequentato il Liceo Scientifico di Benevento e poi mi diplomai al Liceo Artistico dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, iscrivendomi in seguito a Napoli alla Facoltà di Architettura. A Benevento soffrivo molto la chiusura provinciale della cultura di quella città. Spesso marinavo la scuola, un po’ perché soffrivo quei programmi anchilosanti, un po’ perché desideravo vivere una vita più fantasiosa e inebriante. Nello sport ho fatto scherma, pattini a rotelle, nuoto, vela e basket dove a Benevento, con un gruppo affiatato e allegro di amici portammo la squadra in serie A.

Nella scherma eccellevo nel fioretto dove in un torneo giovanile mi classificai secondo e subito dopo, con mia grande sorpresa vinsi il torneo di Istanbul, finale del campionato turco di scherma. Quando a Istanbul andavo a lezioni di scherma, mi fermavo per strada alla Libreria Hachette; prima acquistavo album di fumetti, poi iniziai a comprare romanzi francesi per adulti. Scoprii scrittori come Rimbaud, Baudelaire, Apollinaire, Eluard... che accesero la mia adolescenza e la mia curiosità per la letteratura. Queste letture mi avevano molto maturato e nello stesso tempo immerso in una angoscia esistenziale.

Poi, negli anni del Liceo fuggivo la scuola e andavo per intere giornate a rifugiarmi nella Biblioteca attigua alla chiesa di Santa Sofia a leggere di tutto; questo luogo mitigava il mio dolore di vivere. Mi abbonai alla Fiera Letteraria per informarmi delle vicende della letteratura e dell’arte. Ecco la sostanza culturale che ha fatto da basamento alla mia arte nasceva essenzialmente dai libri, anche se e ne ero edotto, la mancanza di un ambiente sollecitante, era amaro per i ritardi culturali che avrei dovuto registrare nella mia esperienza artistica. Avevo intanto l’esigenza di avere qualche lira in tasca ma mi seccava dipendere da mio padre il quale in verità era sempre straordinariamente generoso nei miei confronti.

Così iniziai a dipingere cartelloni per le vetrine dei negozi e in seguito partecipando a dei Concorsi nazionali per manifesti pubblicitari, vinsi tre primi premi prima dei diciotto anni. Intanto durante il primo anno alla facoltà di architettura, progettai e realizzai il mio primo lavoro; la Gioielleria Longo a Benevento. Questo negozio costruito con poca spesa, è stato per un ventennio la bottega più bella di quella città.

Nel Sannio avevo conosciuto e visto le opere di Nicola Ciletti, nobile pittore che aveva vissuto anche in America e in Francia; avevo anche seguito in alcune scorribande paesaggistiche a Campobasso, Amedeo Trivisonno uno dei grandi affreschisti italiani del secolo XX°, e lo avevo seguito anche sulle impalcature della Chiesa di San Filippo Neri a Benevento, dove il Maestro dipingeva degli affreschi, ed ero diventato amico del poeta dell’espressionismo molisano Marcello Scarano. Tre pittori carismatici questi, capaci ognuno d’insegnarmi qualcosa o meglio a cui potevo rubare qualcosa. Dipingevo, e siccome nelle mie pitture avevo incontrato tutti gli ismi del secolo, per comprenderli meglio non mi restava che fare del Cubismo. del Futurismo, Surrealismo e via dicendo.

Esperienze che bruciai rapidamente. Qualche tempo dopo, mentre iniziavo la mia attività in architettura, entrai in contatto a Napoli con il pittore e ceramista franco-polacco Adolphe Banet. A Parigi dove si era rifugiato fuggendo dalla Russia dove aveva vissuto il primo periodo entusiasmante della rivoluzione Bolscevica accanto a Mayakosky e a tutti quegli artisti, poeti, scrittori, registi che avevano contribuito a fare dell’arte russa un polo di riferimento per l’arte europea, si era legato d’amicizia con Picasso, Braque, Matisse, Soutine, Chagall.

Eine persönliche Suche zwischen Zeichen und Materie

Attraverso la sua cultura mi fu agevole comprendere alcune problematiche dell’arte contemporanea e chiarirmi quella speciale aurea che caratterizzava l’arte europea mediorientale, a volte mistica, a volte con caratteri di nostalgia per quanto di perduto affiorava nella memoria, tra raffinatezze di derivazione bizantina e echi della Secessione Viennese. Intanto gli studi di architettura aprivano al mio interesse altre problematiche che potevo riversare sulla pittura, dove il primo problema che dovetti affrontare, era quello del rapporto delle forme con lo spazio. Spesso ero irritato con me stesso perché sentivo di avere dei problemi ad esprimere dei contenuti nelle forme. Il tempo che passava mi angustiava e pensavo di essere in grave ritardo professionale come pittore.

Non avevo ancora esposto le mie opere, e pertanto non avendo avuto rapporti con la critica mi sentivo un po’ spaesato. Intensificai il mio rapporto con i libri d’arte e di critica e iniziai a paragonare i miei lavori, o piuttosto, la direzione che avevo loro impressa a quella dei maestri contemporanei. Questi anni di formazione erano i primi del dopo guerra tra il 46 e il 53, e il mondo che ruotava intorno all’arte, gallerie, riviste, mercato, si andava appena riorganizzando. In realtà ero troppo critico del mio lavoro, tra pittura e architettura che procedevano assieme secondo esigenze temporali pratiche. Spesso la mancanza di tempo m’impediva di dipingere e ne soffrivo addirittura sul piano fisico.

La mia prima personale avvenne nel 1954 a Benevento; avevo iniziato a dipingere a tredici anni e pertanto le opere che esponevo erano il compendio di dieci anni di pittura fra figurazione e astrazione. La mostra ebbe successo più di quanto avessi sperato e da quel momento presi coscienza che avrei potuto svincolarmi da ogni possibile influenza e iniziare la “mia ricerca”. In Marocco dopo un’intensa operosità in architettura e nel design in Italia, nel 1962, ero maturo affinché la pittura esplodesse in me senza più alcuna remora. È il 1964 ed espongo a Tangeri opere segniche e materiche.

I contenuti di queste opere provenivano dalla mia cultura letteraria: Joyce, Ezra Pound, Eluard, Apollinaire, Garcia Lorca, gli scrittori americani, i saggi critici sulla Dodecafonia che m’interessava molto in quanto sentivo che sul piano del linguaggio vi erano analogie di composizione mentale con le mie opere, e le riflessioni sulle lezioni di estetica di Roberto Pane alla facoltà di architettura, e anche la mia visione politica insofferente a ogni tipo d’oppressione.

In queste opere introducevo per la prima volta nel colore sabbia, detriti di conchiglie, scaglie di sughero, scagliola, residui lignei, colori in polvere, dando origine a una mia personalissima tecnica, che soprattutto era alchemicamente espressione della mia personalità. Per la prima volta avevo la possibilità di rappresentare con una tecnica mirata e congeniale, le istanze culturali che volevo esprimere; il risultato era di opere fresche, misteriose, emananti un’interna energia e che ponevano la mia pittura in un contesto che univa il segnico, l’informale e l’action painting.

In quegli anni ero molto isolato ma affascinato dall’architettura maghrebina sulla quale scrissi un testo “Architettura spontanea del Marocco”. I pochi riferimenti che occasionalmente avevo in Africa, erano gli artisti europei e americani che toccavano tangenzialmente il Marocco nei loro itinerari. Era poco, ma sufficiente a non farmi sentire totalmente isolato dalla cultura artistica internazionale. Con le opere degli anni 60 avevo capito l’importanza della materia!

Buenos Aires und die Begegnung mit den Avantgarden

Tra gli anni 68 e 75 la mia pittura ebbe un rallentamento a vantaggio dell’architettura dove a Napoli e in Provincia avevo realizzato diversi progetti di architettura degli interni e Design. Dopo mi trasferii a Verona e subito dopo a Istanbul dove scrissi il saggio critico “Ipotesi per un’architettura gestuale” e “Le case turche in legno”. Nel 75 arrivando a Buenos Aires, pur in un Paese stravolto dalla guerra civile, ritrovo gli stimoli per la pittura, nel contesto dell’arte argentina e delle sue contraddizioni che perseguiva le sue perdute radici europee essendo nello stesso tempo attratta dall’arte nord americana.

L’amicizia con il Gruppo dei “Los Geometricos” guidati da Carlos Espartaco e con il gruppo di “Tredici di Buenos Aires” legati alla figura carismatica di Jorge Glusberg, anima intellettuale e vero simbolo del CAYC ( il Pompidou argentino...) e con Juan Del Prete, il Maestro italo argentino del Gruppo “Abstraction” di Parigi, che per primo aveva importato l’arte astratta in quel continente meridionale, mi indusse a inoltrare la mia pittura verso nuove aree di ricerca e a pensare che un ritorno alla “pittura-pittura”, dopo “ la morte dell’arte”,potesse innescare un nuovo motivo per me di gioiosa creatività.

In questo periodo divenni amico del più importante pittore astratto di Buenos Aires Ari Brizzi, e di Mercedes Esteves, una brava artista dei “Geometricos”. Questo sodalizio con gli artisti della avanguardia argentina che ci trascinava da un atelier all’altro, entro le tragiche notti di Buenos Aires, tra il 75 e il 79, era punteggiato da uno scambio culturale, andata e ritorno con gli argentini.

Questo periodo argentino è stato importante per la mia arte, perché essendo costretto dal mio lavoro parallelo di Addetto Culturale a tenere conferenze sull’arte italiana in ogni luogo di quel Paese, stanco di dover parlare delle grandi figure dell’arte italiana, a un certo momento mi misi ad elaborare una critica grafica, estrapolata da quella applicata in architettura, applicata alle opere che andavo commentando, per rendere quelle opere più interessanti a me stesso che agli ascoltatori. Pertanto questo diveniva per me un’esigenza di studio che mi consentiva di elaborare una metodica critica alla pittura, che applicata anche alle mie opere, mi aprì una vasta area di ricerca che poi negli anni 80 a Parigi, avrebbe dato luogo alla Teoria delle Pulsio Art.

Paris und die Entstehung der Pulsio Art

A Parigi mi resi subito conto che dopo aver girato quattro Continenti, non solo non trovavo particolari novità artistiche, ma che infine il livello della qualità dell’arte che andavo esplorando fra gallerie e visite agli studi degli artisti, era in una congiuntura negativa che non poteva darmi niente. Anzi vivendo a contatto con artisti italiani e stranieri, mi resi conto che il livello della loro ricerca era esiziale. Questo rafforzò in senso positivo l’urgenza della mia ricerca personale.

Certamente l’esperienza parallela che portavo avanti nell’architettura e nel Design, con le intrusioni di saggi critici sull’arte e sulla fotografia e la mia stessa esperienza poetica che si andava affinando con la maturità, avevano il loro peso nel riversare sulla pittura le diverse problematiche, arricchendola di attributi di non diretta pertinenza della pittura. Nel 1980 arrivato a Parigi, avevo intensificato gli studi per la mia Teoria della Pulsio Art. Le ipotesi che avevo intraviste in Argentina, si manifestavano ogni giorno di più al mio interesse sollecitandomi di verificare nello stesso tempo nella prassi pittorica, la validità delle tesi teoriche.

Il mio lavoro, basato su ipotesi della fisica delle particelle sub atomiche, applicate alle superfici dei “campi pittorici”, sfociò nel 1987 nel Manifesto teoria della Pulsio Art che fu pubblicato a cura del Museo di Verviers in Belgio, in occasione di una mia personale con gli auspici del Ministero della Cultura Belga in quel Museo.

A Parigi dagli anni 80 fino al 1993, nell’area della Pulsio, avevo dipinto delle tematiche a cicli, e cioè “I troni del silenzio”, “Alchimia”, “Saturnalia”, “De Sacra rerum”, “Archeologia di me stesso”, “Le tombe di Spoon River”, “Le città impossibili”, “Le opere erotiche”, “Le lettere di Lesbia”, “I concerti per Borromini”, “Le astrazioni Pulsio”, e poi le opere geometriche nell’ambito “della geometria a visibilità sussultoria”, e le opere del ciclo “dell’Espansione Organica”, e infine le opere legate al ciclo “le Reticolari”, dove entro la Pulsio, esprimevo una sintesi della Geometria sussultoria e dell’Espansione Organica”.

Con questo ultimo ciclo di opere sono convinto di aver espresso la Pulsio e le sue derivazioni con un’applicazione materica veramente rappresentativa della mia Teoria.

Die italienischen Meister von Paris

A Parigi, nell’ambito della storica e nobile Association des peintres, sculpteurs et graveurs italiens de France”, che aveva annoverato tra i suoi soci, Modigliani, Severini, Viani, Tozzi, Paresce, De Pisis, e altri importanti artisti, e tra i soci più recenti Adami, Music, Cremonini, Boni, Sivestri ed altri, inizio un periodo di attività sociale e artistica che nel 1989, mi porta ad essere eletto Presidente di quella gloriosa e storica, per l’arte italiana all’estero, Associazione.

Mi resi conto che bisognava riallacciare il filo della presenza dell’arte italiana in Francia, che era andata perduta nella diaspora della seconda guerra mondiale; artisti fuggiti, trasferiti per forza maggiore, deceduti di quella generazione che avevano potuto portare nel 38 alla Biennale di Venezia il contributo della loro arte internazionalizzatasi nel confronto con la cultura francese.

La mia Presidenza è punteggiata da importanti collettive: alla “Voix du Nord” a Lille, all’”Istituto Italiano di Cultura” a Parigi, a Viareggio con l’omaggio a Lorenzo Viani”, in “Convergenze parallele” a Villejuif”, in “Area sezione aurea” a Le Mans, alla Salle Lutethia a Parigi, a Parigi al salone de “L’arte de l’imobilier, con “L’Italie la figuration au pluriel”, al Drouot Moinagne di Parigi con “Pittori e scultori italiani di Parigi”, “Alchimia” a Jarny, e la “Grimaise napolitaine” al Museo de la Seita a Parigi, e infine con esposizione e Convegno sull’arte italiana in Francia al “Centre George Pompidou” di Parigi.

Queste collettive rappresentavano la mia determinazione di storicizzare il lavoro dei Maestri italiani di Parigi, dal dopo guerra ai nostri giorni, come l’area di una cultura europea ante litteram, prodotta nell’osmosi fra la cultura artistica francese e quella italiana. Ogni esposizione collettiva è stata accompagnata dai miei saggi critici pubblicati sulla Rivista “Le langue Neo. Latine” edita dall’Università La Sorbonne di Parigi. Jean –Luc Chalumeau, il noto critico francese, a proposito dell’area italiana di Parigi, poteva concludere che, “Dopo un periodo di sonno relativo, la loro Associazione permette di rivederli riuniti e affermanti con forza la loro presenza. Bisogna gioirsene.

L’arte non vive che di “metissage”, e quello che alleò l’arte della Francia a quello dell’Italia fu fra quelli più fecondi della storia dell’umanità”.

Architektur, Design und Schreiben

Durante la mia attività professionale, una notevolissima importanza ha avuto il Design. Ho progettato teatri, cinema, negozi, case private, mobili; nel 1988 la Rivista parigina Cimaise ha dedicato un intero supplemento al mio design e la documentazione del mio lavoro di Architettura degli interni è conservato presso l’archivio del Centro di documentazione del Industrial Design del Centro Pompidou di Parigi. Ho progettato a Parigi la casa di F.Toma pubblicata sulla rivista “Ambiente e società”, e quella di Kathy Meyer; in quest’ultima ho ricercato una sottile integrazione fra architettura degli interni e Pulsio Art, cercando vibrazioni luministiche ai soffitti e sui mobili, con luci provenienti anche dai bateaux mouches naviganti di notte sulla Senna.

Sia a Buenos Aires che a Parigi, la frequentazione e amicizia con fotografi d’avanguardia, m’indussero ad occuparmi criticamente del loro lavoro. Accanto ad Architettura, pittura e Design, la mia creatività si è espressa anche in lavori letterari che a latere, hanno riempito spazi delle mie esigenze creative. In questo ambito diverse mie composizioni poetiche sono state pubblicate sulla Rivista del Pen Club de France “Oriflamme”. Ho scritto diversi romanzi: Delirium, I giorni della Luna nel Brenta, Porto Lesbico, Le donne di Porto Lesbico, Il pazzo del grattacielo e diversi saggi critici tra cui “Ipotesi per una architettura gestuale”, “Le case turche in legno”, “L’architettura spontanea in Marocco”.

Sono stato Addetto e Direttore di Istituti Italiani di Cultura fra il 1975 e il 1993; in questo ambito a Buenos Aires ho sperimentato la forza propulsiva dell’impegno culturale entro l’abbandonata e dimenticata emigrazione italiana d’Argentina, aggregando 50.000 molisani in una grande Federazione l’Urama che ho diretto con la creatività di un artista, facendo rinascere in loro, la coscienza di una appartenenza italiana perduta. Per il Ministero degli Esteri ho progettato la Biblioteca della Dante Alighieri di Tangeri, il Padiglione B dell’Ospedale italiano di Istanbul, il campo sportivo del Liceo italiano di Istanbul, il Padiglione italiano alla Fiera del libro di Buenos Aires premiato con il primo premio.

Werke und Zyklen

Ein vielseitiger Weg

Pascarella de Capoas Werk folgt keiner einzigen Manier. Landschaft, Figur, Architektur, Mythos, Eros, Erinnerung und materielle Experimente kehren in eigenständigen, oft miteinander verflochtenen Zyklen wieder. Pulsio Art bildet einen der prägnantesten Kerne seiner theoretischen Tätigkeit.

Das Archiv Nunzio Pascarella de Capoa bewahrt und verwaltet die Dokumentation und die Sammlung. Noch unbetitelte Fotografien begründen keine Zweifel an der Authentizität: Sie dokumentieren Werke, die nach dem letzten Umzug noch nicht wieder ausgepackt und katalogisiert wurden.

Der Weg durch die Ausstellungen

Einzelausstellungen

Die 36 Einträge im Verzeichnis der Einzelausstellungen von 1954 bis 1995 in chronologischer Reihenfolge.

Daten, Bezeichnungen und Orte sind den im Familienarchiv erhaltenen Ausstellungsverzeichnissen entnommen.

Der Weg durch die Ausstellungen

Gruppenausstellungen

Die 34 Einträge im Verzeichnis der Gruppenausstellungen von 1974 bis 1999 in chronologischer Reihenfolge. Die Wanderausstellung von 1996 fasst die im Dokument aufgeführten Orte zusammen.

Daten, Bezeichnungen und Orte sind den im Familienarchiv erhaltenen Ausstellungsverzeichnissen entnommen.

Stimmen und Zeugnisse

Kritische Texte und Interview

Drei Dokumente eröffnen unterschiedliche Perspektiven auf das Werk: der Dialog über Pulsio Art und die Texte über Nunzios Malerei. Die vollständigen Texte werden in der Originalsprache gezeigt, mit den in den Dokumenten enthaltenen Unterschriften und Datierungen.

Interview

Ein Dialog über Pulsio Art

Ratimir Pavlovic

Interview von Ratimir Pavlovic, der im Dokument als Direktor der Zeitschrift Oriflamme und des Pen Club de France vorgestellt wird.

Nunzio erläutert das Verhältnis zwischen Kunst und Wissenschaft, die Idee der Bildfläche als empfindliches Feld und den Wert individueller Forschung. Im Dialog datiert er die Entstehung der Pulsio Art auf 1985.

Das vollständige Interview auf Italienisch lesen

Ratimir Pavlovic

Tra le tendenze che esprimono il momento attuale nell'arte e che ci sembrano allineate a ciò che si va facendo nell'ambito internazionale, compare per la prima volta nella storia dell’arte, una Teoria chiamata Pulsio Art di cui Lei è l'iniziatore e il teorico; vuol parlarne?

Nunzio Pascarella

Uno dei grandi problemi dell'arte contemporanea, è costituito dall'aspetto internazionale di una diffusione rapidissima delle problematiche legate all'arte; questa diffusione provoca benefici a livello d'informazione culturale e insieme costituisce un terribile "cancro" che con i suoi virus aggredisce con la forza che le proviene dal suo potere di diffusione e di orientamento, mediante gli strumenti moderni della trasmissione, purtroppo provocando quella che potremo definire una "sindrome da livellamento".

In realtà si assiste ad una vera e propria stagnazione nei cui specchi gli artisti, guardandosi gli uni con gli altri, finiscono per divenire organi d'una colossale catena di montaggio il cui prodotto non è altro che un numero di serie ripetitive che al limite sarebbe possibile etichettare e numerare come un barattolo di pomodori o di coca cola; è triste ma generalmente è così. In questo panorama è necessario ricominciare a pensare; pensare autonomamente nel senso individuale. E’ l'unico modo che abbiamo, per non affogare in questo mare di contaminazioni, desunte da influenze collettive.

Pensando ci si accorge che la propagazione del "cancro" in divenire è legata a fattori in progressione numerica; gli elaboratori elettronici ritmano tale progressione con ansia americana.

La Pulsio Art, intende, non opporsi a questo corso, ma piuttosto iniziarne un altro che abbia come denominatore comune il ritorno ad un modo individuale di pensare la ricerca artistica.

Nello stesso tempo ci sembra necessario che tale ricerca non sia mero velleitarismo slegato dalla realtà contemporanea. Infatti l'ipotesi di lavoro nel quale ci muoviamo io ed il gruppo di artisti che ha voluto associarsi alle mie ricerche, parte da dati del mondo delle scienze; cioè qualcosa di solido con cui confrontarsi. Questo procedimento, che è prima di tutto un atteggiamento mentale, tende ad un neo-umanesimo ove all'arte possano integrarsi le problematiche delle scienze e viceversa.

Ratimir Pavlovic

Siamo di fronte dunque ad una duplice istanza: da una parte il rapporto con le scienze e nell'altra al tentativo di riappropriazione di un'area,diciamo così elitaria, che ricerca in una cultura non massificata, il profumo di una originalità sottile. Ma dove nasce la dizione "Pulsio Art" ?

Nunzio Pascarella

Piuttosto che originalità sottile - anche se ciò non sento di negare - posso affermare che, a parte la sostanza teorica che anima lo spirito della "Pulsio Art" esiste una tendenza a riguardare le cose dell'arte secondo un'angolazione più europea che internazionale; è infatti in quest'area che hanno inizio le matrici del nostro essere artisti. L'arte espressa da una società "esplosiva" che si avvale di una certa saggezza espressiva per manifestarsi, anche della nostra ricerca perché i valori da essa espressi, crediamo appartengono a spessori vistosamente superficiali, dell'esistenza umana; così ciò che per contrasto si genera dall'implosivo è da noi rigettato perché negativo di ciò che non potrà - come già detto - appartenerci quale area di ricerca. In realtà la "Pulsio Art" guarda al mondo delle scienze, alla fisica e alla chimica delle particelle corpuscolari, al mondo dei neutroni, dell'antimateria e via dicendo. In questo campo, è un momento di vera Rinascenza, un periodo che consegnato alla storia potrà sicuramente non farci vergognare di avervi vissuto.

Le scoperte continue dei nostri giorni nell'ambito scientifico, sono per la "Pulsio Art" ciò che la scoperta della prospettiva rappresentava per il Rinascimento, una traslazione dell'uomo dai margini delle significazioni filosofiche al centro di una integrazione natura-pensiero. La "Pulsio Art" guarda e si rispecchia nella parte più nobile e profonda della cultura del secolo, nel reale di una fisicità, la cui ricchezza è parte dell'incomparabile mistero del destino dell'uomo.

Ratimir Pavlovic

Vorrei comprendere meglio questo rapporto tra scienze e arte; quali sono i mezzi attraverso i quali è possibile operare tale integrazione, ma soprattutto vorrei fosse chiarito quale sia il procedere da parte dell'artista verso l'integrazione arte-scienza.

Nunzio Pascarella

Il primo momento della mia ricerca, è iniziato anni fa nello studio della significazione vettoriale del segno; tale ricerca che tentava di analizzare il grado delle possibili complicazioni e significanze implicite nella stesura di un segno, erano in quel periodo (anni 55-60) dirette ad individuare il nocciolo del passaggio dal movimento gestuale al segno tracciato; tali studi conducevano a porsi il problema del vettore più piccolo possibile e questo assumeva l'inevitabile aspetto di un punto.

Pensavo allora già in termini spaziali, ma lo spazio consisteva in quello "spazio che antecedeva la tela", che in questo caso diventava semplice superficie ove raccogliere e fissare le idee di progetto.

Le teorie e le ricerche di Malevitch per quanto raffinate e fondamentali restavano un capitolo importante della mia cultura di artista, ma procedevano nel senso della geometria latente di una superficie e quindi tendevano alla espressività dei valori geometrici e alle loro implicazioni nello spazio euclideo, e questo non coincideva con l'assento delle mie ricerche.

Piuttosto ero come folgorato dal mio stesso concetto di quello "spazio che antecedeva la tela" che non era la possibilità di una penetrazione di una continuazione del piano nello spazio possibile antecedente la tela - esperienza questa portata negli ultimi decenni alla conoscenza quanto di considerare il piano della tela (per restare alla pittura) come una superficie "ricevente e sensibile".

Ratimir Pavlovic

Quindi, il primo punto da fermare, mi sembra, nella Sua teoria, è quello di considerare "la tela od un supporto qualsiasi di un quadro con una superficie ricevente e sensibile".

Nunzio Pascarella

Si, il primo punto è quello, ma attenzione, già altri si sono occupati di una superficie e del suo supporto; intendo parlare delle analisi strutturali sui linguaggi, ma il loro intento era di analizzare le possibili scritture visive e i loro significati e di conseguenza i componenti fino ad arrivare ai supporti. Non è questo proprio il caso della "Pulsio Art", il cui richiamo alla superficie "sensibile" indica invece un riferimento preciso: la luce!

Naturalmente, questa della "luce" rappresenta un'area di ricerca che è patrimonio di secoli di pittura, ma per la "Pulsio Art" la "luce" è solo uno dei coefficienti fisici da adoperare e integrare in una più complessa ricerca che è poi possibile condensare in formula matematica; è bene precisare che le vicende sviscerate dalla Optical Art o nell'area delle superfici a spazialità sonora, tipo Klein per intenderci, non entrano nella sintassi della "Pulsio Art".

Piuttosto, come accade da sempre nella ricerca, è possibile individuare nell'arte del passato, alcuni riferimenti particolari, che benché adoperati per sostanziare un tipo di discorso totalmente differente, avevano caratteristiche elementari del linguaggio della "Pulsio Art", ma allo stato inerziale, non consapevole né adoperati nel contesto di una conoscenza delle scienze: parlo dell'arte antica e della pittura senese del '200; nel mosaico infatti le tessere sono a volte adoperate con una specularità inclinata rispetto al piano d'appoggio per riflettere la luce in un dato modo... e nei fondi della pittura senese l'uso dell'oro aveva lo stesso compito riflettente; sappiamo che ciò corrispondeva ad una ricerca di astrazione e di levitazione. Nella "Pulsio Art" invece la luce è intesa come un raggio ottico formato da particelle reali che raggiungendo la superficie di tal quadro (o altro !) innesca un processo di pulsione d'energia. Ecco allora che il concetto di superficie "sensibile" lo è in quanto supporto superficiale potenzialmente atto a recepire una "comunicazione ottica" e a porsi molecolarmente in relazione con essa.

Ratimir Pavlovic

Entriamo in un mondo che è verosimilmente quello delle scienze, vorrà ora spiegare come s'innesca il processo creativo relativo alla pittura?

Nunzio Pascarella

Il dato di partenza è di considerare il supporto ove dovrà svolgersi "l'evento" artistico, lo spazio che antecede il supporto e l'onda d'emissione dei concetti del pensiero recepiti nella struttura cerebrale, elementi di sostanza fisica aventi in comune energia potenziale.

Consideriamo che tale energia nasce quindi da un impatto tra le emanazioni dovute alle cellule cerebrali a livello fisico-chimico nel momento creativo e l'energia potenziale del piano implicito nella struttura delle superficie del supporto da dipingere; quindi anche lo spazio "antistante" il supporto da impiegare partecipa all'operazione, in quanto campo di trasmissione.

Da un punto di vista iconografico, per fare un esempio, se dovessimo occuparci di arte astratta, la foto dell'esperienza per la quale il fisico italiano Carlo Rubbia ha ricevuto il premio Nobel, ha in se l'aspetto di un'opera della "Pulsio Art" perché la vocazione della "Pulsio Art" è quella di esprimere a livello artistico attraverso la creazione, pulsioni d'energia: quella che l'incidenza della luce, la trasmissione delle emanazioni delle particelle del pensiero e la sostanza ricettiva della superficie di applicazioni avranno saputo condensare nelle immagini.

Ratimir Pavlovic

Nel fondo esiste un riferimento alla teoria della "Pulsio Art"? In Italia e in Francia fervono gli studi sul Futurismo ; ci sarebbe forse un allegamento ideale con esso?

Nunzio Pascarella

Assolutamente no; il rifiorire degli studi e anche certo neo-futurismo, mentre confermano la sempre maggior importanza e l'originalità di quel movimento artistico italiano, non hanno nulla a che fare con la "Pulsio Art". Noi parliamo di energia da pulsione non di velocità; noi non dobbiamo, ne d'altra parte ne abbiamo l'intenzione, combattere contro nessuna società né tantomeno illuderci di poterla cambiare. Ci interessa invece promuovere una ricerca nel campo delle arti che partendo da problematiche insite nelle scienze sia possibile alle arti integrarle ; sentiamo questo periodo della nostra storia come un preludio ad un nuovo imminente Rinascimento; la “Pulsio Art" ricerca nell’omogeneità di una sostanza che crediamo unica, la sintesi tra le componenti materiali e quelle originate del pensiero, nella direzione di un nuovo umanesimo.

Ratimir Pavlovic

Questa tendenza ad un nuovo umanesimo, è una interessante avventura da seguire criticamente, anche perché Le sue ricerche entro i confini della "Pulsio Art" rappresentano un fatto positivo sia nell'ambito dell'arte che in quel territorio sempre misterioso entro il quale è possibile approfondire la conoscenza dell'uomo. Quale è l'anno di nascita della “Pulsio Art" ?

Nunzio Pascarella

La "Pulsio Art", non è nata certamente dalla sera al mattino è da qualche anno che nel mio lavoro quotidiano d'artista vado indagando sulle diverse ipotesi che poi hanno condotto a questa teoria; certamente vi è un momento ove le problematiche si chiarificano e possono passare alla sperimentazione. Così posso dire che il momento reale della nascita della "Pulsio Art" è il 1985, anche perché diversi artisti vanno aggregandosi attorno al mio lavoro teorico ed è così possibile ampliare le esperienze pratiche e approfondire di conseguenza l'applicabilità della "Pulsio Art" nei riscontri oggettivi di diversi apporti. Tale ampliamento di ricerca, partendo dalle idee fondamentali, testimonia inoltre la necessità di alcuni artisti, tra i più interessati sul piano della cultura, ad uscire dalle correnti internazionali ormai scadute a formule ripetitive come testimoniano la tristezza delle esposizioni che pur avvengono nei luoghi più prestigiosi.

Tra le istanze portate avanti dalla Transavanguardia e dall'arte colta italiana, entro i revival internazionali, futuristi, pop, concettuali e via dicendo, la proposta della "Pulsio Art" ha uno spessore di pensiero non facilmente esauribile; è attuale nel senso di una partecipazione al nostro tempo, vivificante come è sempre stata l'arte quando, mutando i tempi, ha affrontato problematiche che investono sollecitanti ricerche poste ai confini della conoscenza.

Ratimir Pavlovic

AscoltandoLa si ha l'impressione, che un lungo cammino di ricerca attende Lei e il Suo gruppo; nello stesso tempo è evidente come una sorta di religiosità laica accompagni la gestazione della "Pulsio Art". L'uomo nella sua essenza più spirituale che l'interessa.

Nunzio Pascarella

Sono le indagini ai confini della conoscenza, come dicevo prima, che interessano la "Pulsio Art" ; e in questa zona della ricerca è necessario essere rigorosi e probabilmente è da questo rigore che sorge "l’avventura" di una religione laica che lega l’uomo all'arte.

Di conseguenza le proposte, nell'ambito del nostro lavoro, avranno sempre un carattere d'indagine, di continua scoperta; di rinnovamento interiore. Quanto questa scoperta dell'uomo che è in noi, tanto più si avvicinerà a tale rinnovamento, tanto più vorrà dire che la nostra ricerca artistica ha saputo individuare un momento di osmosi e di integrazione con le tematiche e i processi delle scienze contemporanee; ci faremmo trascinare nella corrente di questo dialogo, ma gli occhi saranno bene aperti: a noi interessa conoscere, per operare nella conoscenza

Ratimir Pavlovic

Pensa che Parigi, la cultura francese, abbia in un certo qual senso favorito la nascita della "Pulsio Art"?

Nunzio Pascarella

Quando nella storia e nella storia dell'arte in particolare, accadono in uno stesso luogo frequenti episodi che hanno segnato gli itinerari dell'arte, come è accaduto per Parigi, una breve riflessione ci farà meditare: e ciò che è accaduto nel passato indica come un luogo, una città in particolare, possono essere luogo d'incontri e di entusiasmi culturali; Parigi è uno di questi luoghi ma in questa città ci si arriva quasi per destino, dopo aver bevuto magari alle fonti di tanti paesi diversi. Credo di aver ritrovato in questa città una libertà intellettuale primigenia; ho l'impressione di essere in una grande solitudine ma di poter al tempo stesso parlare con gli altri; gli altri sono l'eredità della mia cultura poetica e letteraria: Baudelaire, Apollinaire, Stendhal, Sartre e gli altri ancora sono l'altra eredità che mi trascino, quella della grande arte italiana, che mi parla con i fantasmi di Leonardo o di Borromini o dei miei antenati Catullo, Ovidio, e via dicendo. Ecco, la “Pulsio Art", mi sembra, non poteva che nascere a Parigi, ma sulla stratificazione del mio retroterra (back-ground).

Kritischer Text

Nunzio Pascarella, ein Italiener in Paris

Giorgio Seveso

Giorgio Seveso · Mailand, Mai 1989 · Dokument zum Centro Lusca.

Seveso betrachtet die Begegnung zwischen italienischer Tradition und Pariser Erfahrung: Mythos und Erinnerung, Entwurf und Traum, Intuition und Rationalität werden zu Schlüsseln für die Bildzyklen des Künstlers.

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Sarebbe quasi retorica scontata, ormai, dire di quanto e di come Parigi abbia pesato per la vita artistica mondiale ed europea nella storia complessiva dell'arte moderna. È qualcosa di arcinoto che non ha bisogno d'essere ricordato più di tanto. Ma questa particolarissima natura della capitale francese, questo suo intramontabile ruolo di Caput Artis, di crocevia internazionale d'ogni realtà e di ogni tendenza artistica significativa, non sono nati da soli, per qualche magica virtù del luogo. Si sono invece definiti negli anni per successive, straordinarie accumulazioni di personalità creative che a Parigi, appunto, convenivano dai quattro angoli del mondo, determinando così ciò che in fisica si chiamerebbe un formidabile campo di sinergie, una situazione pressoché unica di altissima condensazione di talenti, capace di amplificare, di stimolare, di intensificare le intuizioni e le idee, di esaltare al massimo grado ogni potenzialità ed ogni latenza espressiva.

Di fronte alle opere di Nunzio Pascarella, che dopo lunghi soggiorni in giro per il mondo ormai da parecchi anni è divenuto parigino d'adozione, non si può non porre subito mente a queste considerazioni. Il suo lavoro difatti, pur bene infitto nel terreno di una tradizione italiana e meridionale nutrita del mito classico di una sorta di trasognata Magna Grecia e insieme, di un gentile spirito barocco, ha imboccato da tempo, di tutta evidenza, una sua propria e singolarissima via. E direi proprio come era accaduto per Chagall, le cui fantasmagorie tratte dalle campagne e dai ghetti della profonda Russia s'erano, a contatto con Parigi e la sua dimensione poetica, di colpo dilatate ad allegorie più ampie ed universali che il merito di tale singolarità è anche qui da ascrivere, almeno in parte, al clima parigino, alla spregiudicata intensità intellettuale e poetica che vi si può respirare. Non a caso Pavlovic ha recentemente definito Pascarella come "il più francese dei pittori italiani". È un'iperbole che si adatta assai bene ai caratteri particolarissimi della fantasticazione e dell'immaginario del nostro artista, in cui appunto la visione umanistica e solare delle cose, dei sentimenti e delle emozioni si carica di valenze più generali, di dilatazioni capaci di evocare appassionate utopie, intuizioni vertiginose e assolute.

Vediamo difatti il rapporto inedito che egli viene praticando tra intuizione e razionalità tra umanesimo e scienza, sul filo del ragionamento che egli stesso ha chiamato "Pulsio Art". Si tratta della teorizzazione di una pratica che egli ha rinvenuto tra le pieghe del lavoro in questi suoi anni di feconda creatività, e che consiste, almeno a mio modo di vedere, appunto in una fulgida e trascinante utopia: un bersaglio alto, una meta quasi impossibile per sua stessa definizione e dunque, per ciò stesso, formidabilmente desiderabile e trascinante, in cui Pascarella scandaglia ogni sua risorsa per definire un intreccio logico e scientifico, in arte, tra intuizioni e razionalità, tra conoscenze scientifiche e meccanismi antropologici dell'intelletto. Si tratta, come si vede, di una tesi che non è scartabile a priori o per partito preso, e che anzi, almeno dal secolo dei lumi in poi, ha percorso più d'una delle estetiche che sono state prodotte da artisti, scienziati e filosofi.

Ma questo suo lavoro di teorizzazione in progress ci interessa qui soprattutto perché costituisce una chiave, o quanto meno una traccia significativa, per penetrare oltre la superficie delle sue opere e dei suoi cicli tematici. Esso testimonia, infatti, di un'aspirazione sorgiva, di una profonda ed ineludibile determinazione ad intrecciare tra loro il mito e la memoria, il progetto e il sogno. È quasi come un'ansia irrefrenabile e fatale, una spinta interiore dell'animo a coniugare tra loro, nel medesimo impulso intellettuale e creativo, le dimensioni del concreto con quelle dell'astratto, del visibile con quelle dell'invisibile, del saputo con quelle dell'intuito.

L'affabulazione di Pascarella, questo suo incalzante grafismo capace di evocare di volta in volta o simultaneamente ogni solarità mediterranea e ogni classicismo letterario insieme al rigore compositivo di un'architettura e di una progettualità che devono comunque "tenere" sul foglio o sulla tela, rispondono proprio ad una tale singolarissima conformazione del suo temperamento, direi prima di uomo che d'artista. Le sue cattedrali barocche e borrominiane, i suoi templi greci, il soffio leggero delle sue metamorfosi, al di fuori di ogni opportunistica moda culturale, sono oggi l'espressione, dunque, di una seducente ed intelligente freschezza espressiva: il portato di idee e sentimenti capaci di forte e insieme dolcissima persuasività.

Kritischer Text

Energie, Materie und Erfindung

Jean-Luc Chalumeau

Jean-Luc Chalumeau · Paris, Juni 1987 · Dokument zur Ausstellung im Museum von Verviers.

Chalumeau stellt den Dialog mit Borromini ins Zentrum seiner Betrachtung: Materialien, Schwingungen und Reflexionen schaffen eine eigenständige Räumlichkeit, während Pulsio Art die humanistische Begegnung zwischen Kunst und Wissenschaft erneuert.

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Il n'est pas indifférent que Nunzio Pascarella ait rendu un hommage direct dans une Œuvre récente à l'architecte le plus original et le plus fécond de la rame baroque: Borromini.

Lui-même architecte, mais aussi peintre, poète et théoricien de l'art, Pascarella n'est certes pas du coté du Bernin, le grand rival de Borromini. C'est à dire que rien ne lui est plus étranger que les constructions hautaines élaborées dans le strict respect de règles préétablies.

C'est plutôt le magicien de Sant’Ivo della Sapienza qui le fascine, celui qui, multipliant les encorbellements et les porte-à-faux, défie la pesanteur et éveille l'idée du merveilleux.

Parce qu'il se sait essentiellement un baroque, Pascarella s'est voué avec une étonnante prodigalité à la recherche de l'expression de l'énergie dans un parcours pictural aux facettes multiples.

Une peinture de Pascarella ne se résume pratiquement jamais en une seule technique: les moyens les plus divers et les matériaux les plus inattendus concourent à l'émergence, par vibrations et scintillements, de l'énergie de surface qui fonde chez lui une spatialité originale.

Les références littéraires et musicales sont les bienvenues: Pascarella ignore les frontières entre les genres, mais cela ne veut pas dire qu'il s'abandonne à la gestualité, ou bien à l'écriture automatique, ou encore à on ne sait quelle technique surréaliste. en fait, chaque Œuvre est très consciemment développée à partir d'une réflexion mathématique complexe.

La Pulsio-art, dont il a eu l'intuition puis élaboré la théorie, s'inscrit dans la véritable tradition humaniste: le mariage de l'art et de la science n'a pas fini de permettre la naissance de nouveaux rejetons. Borromini avait da rassembler beaucoup de savoir et beaucoup de ferveur émotive pour inventer la perspective accélérée qui étonne le visiteur de la galerie du palais Spada. il faut aujourd'hui à un Pascarella une peu commune Fai en l'art, une culture plus rare encore, et pas mal d'audace aussi pour oser cheminer en solitaire à travers des territoires esthétiques depuis trop longtemps désertés ; à l'heure où le marché de l'art est envahi par les «impuissants et les imposteurs» que dénonçait André Malraux, l'effort intellectuel d'artistes de la qualité de Pascarella est plus nécessaire qua jamais.

Je sais qua rien n'arrêtera Pascarella dans la poursuite de sa passionnante recherche ; il suffit d'observer ses dessins, sortes de «molécules d'art» ou éléments premiers avec lesquels il construit ensuite ses tableaux, pour y lire la plus réconfortante joie de vivre: le plaisir d'inventer et de créer à l'état pur. on peut donc attendre avec confiance les prochains développements du travail d'un artiste qui a toujours eu besoin d'explorer des directions inattendues. Nunzio Pascarella peut s'inspirer de Borromini en bien des domaines, mais ce n'est pas lui qui, cédant au désespoir, se transpercera le corps de son épée!